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Archive for Febbraio, 2012

Crisi e nuove opportunità

Centralità della produzione edilizia nelle strategie di uscita dalla odierna crisi del settore delle costruzioni

di Claudio Sangiorgi 

Il settore delle costruzioni sta vivendo una delle sue cicliche crisi, con una conseguente radicale spinta alla trasformazione delle realtà imprenditoriali e professionali in esso operanti, nelle loro caratteristiche organizzative.

L’impresa emersa dagli anni ’90, e ancora ben attiva nel primo decennio del nuovo secolo, in condizioni di mercato trainante con tassi di crescita del 10% annuo nel valore degli immobili, era una struttura “leggera”, con un piccolo nucleo di direzione tecnica e di addetti operanti sul cantiere (quali capocantiere), e il generalizzato ricorso al subappalto, a squadre specializzate di artigiani cottimisti, per la pressoché totalità delle lavorazioni.

Il profitto d’impresa, in una siffatta organizzazione, più che da una politica aziendale di accorta gestione degli acquisti e di sviluppo di know-how specifico sfruttabile in successivi analoghi interventi, derivava essenzialmente dal ruolo di mediazione da essa svolto tra committenza e squadre di addetti, in virtù della capacità di questa di porsi quale collettore e punto di distribuzione del lavoro; al limite anche senza una vera struttura finanziaria ed organizzativa, ma fidando sul ricorso a un minimo di credito concesso dalle banche, in un momento di forte espansione del settore, sulla titolarità di attestati e certificati (necessari per gli appalti pubblici), di valore sovente puramente nominale, e sul possesso di pochi ed elementari fattori della produzione (un argano, un furgone, un trabattello,…). Il tutto reso possibile dalla presenza di un ampio bacino di manodopera a basso costo, composta in prevalenza di soggetti di primo accesso al mercato del lavoro nazionale, ma con quelle pur minime caratteristiche di preparazione, tali da renderli idonei allo svolgimento di mansioni dedicate (gessisti, imbianchini, carpentieri, addetti ai ponteggi,…), tipiche del settore edile.

Stante tale modello, non certo orientato all’innovazione e allo sviluppo di reali capacità manageriali da parte delle strutture d’impresa, non era poi infrequente che esso si replicasse anche a livello di subappaltatori, dando luogo a vere e proprie successioni di “subappalti a cascata”, con più livelli intermedi dediti puramente all’estrazione di un guadagno ottenuto per pura rendita di posizione.

E del resto, una volta che la disarticolazione di quella che era stata un tempo l’impresa generale di costruzioni aveva prodotto, già a partire dagli anni ’70 e ’80, squadre di sola manodopera, con l’arrivo di nuovi soggetti sul fronte dell’offerta di lavoro, la determinazione del costo orario (e del relativo ricavo) di queste diveniva esercizio autonomo di valutazione rispetto alla necessità di lavorare e di “guadagnarsi da vivere” a fine mese, inevitabilmente innescando una spirale di ribassi nelle quotazioni delle proprie prestazioni.

Scarsa o nulla attenzione, invece, era destinata alla componente di costo rappresentata dalle voci per materiali e prodotti d’uso e consumo, di minor incidenza sul prezzo finale di uscita sul mercato e quindi affidata a politiche di acquisto basate sul rapporto di fidelizzazione con piccole rivendite, in grado – in momenti di forte crescita del settore – di fungere da centrali di microcredito, evitando l’esposizione di soggetti imprenditoriali come sopra connotati.

In questo quadro, lo studio tecnico professionale, incaricato delle attività di progettazione (e poi anche di quelle di coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione) esauriva il suo mandato nei confronti del committente – per tale ambito della progettazione – al momento di licenziare gli elaborati grafici e i computi e capitolati che a essi fungevano da corredo, rinviando alla fase di gara tra un numero limitato di soggetti di pari profilo, a meno di una semplice valutazione di ordine orientativo in sede di progetto, l’unico momento di reale analisi dei prezzi da questi formulati (in un confronto comunque tutto interno ad identiche logiche commerciali) e, quindi, del prezzo del corpo dell’appalto come ipotizzato.

La drastica riduzione della capacità economica delle committenze private e pubbliche, a partire dal 2008 e a seguito della crisi globale della finanza e dell’economia mondiale, ha messo profondamente in crisi questo modello organizzativo di processo, chiamando a una razionalizzazione e a una contrazione dei costi nell’offerta degli operatori edili che, non potendosi esercitare ulteriormente sulla manodopera, già ben al di sotto di qualsivoglia minimo sindacale, deve necessariamente appuntarsi sugli acquisti dei materiali e delle forniture. Un terreno, tuttavia, estremamente scivoloso per un’impresa più di nome che di fatto, quale quella sopra descritta, per almeno tre fattori:

–          perché la obbliga a ricercare rapporti con soggetti (produttori, agenzie di rivendita plurimandatarie, strutture della grande distribuzione) non disponibili a formule di credito “sulla parola”;

–          perché gli impone strategie di costante ricollocazione e politiche di acquisto cui non è preparata in assenza di cultura manageriale;

–          perché, comunque, la grande distribuzione tende ad equipararla a un cliente privato, per i volumi di fatturato relativamente bassi che esprime (nella dimensione di piccola d’impresa che, tuttavia, fa la gran quota percentuale del mercato dell’offerta del settore delle costruzioni), non concedendole sconti di molto o punto lontani da quelli praticati a quest’ultimo.

A questo aggiungasi, come concause efficienti a una crisi di un modello d’impresa che pare (fortunatamente) irreversibile, la forte contrazione dei margini operativi extracontabili, generata dalle politiche di incentivo e sgravio per gli interventi di manutenzione straordinaria (ordinaria nei contesti condominiali) degli stabili residenziali e di contenimento dei consumi energetici, e la perdita della propria capacità di “attrazione gravitazionale” rispetto a squadre di artigiani che, di fatto autonomi, in assenza di un costante ingresso di nuovi lavori targati questo o quel soggetto, si svincolano dai rapporti abituali, accedendo a rapporti diretti con la committenza e innescando un’ulteriore rincorsa al ribasso nei prezzi delle lavorazioni.

In tale nuovo orizzonte operativo, i tecnici della progettazione si trovano nella terra di mezzo di un confronto tra una committenza, che esprime la necessità di un forte controllo dei costi e che si rapporta ormai direttamente con la distribuzione per forniture e materiali (se non altro a livello di consapevolezza di prezzi d’acquisto), e un’impresa cui mancano le chiavi per decifrare la mutata situazione e che non riesce più a prefigurare un quadro credibile di operatività e, prim’ancora, di quantificazione delle commesse tale da consentirgliene l’acquisizione.

Il risultato è una sostanziale empasse che determina il blocco dei programmi di intervento e un quadro di estrema confusione in quelli che, comunque, stentatamente procedono, e che sollecita, quanto prima, la definizione di nuove strategie di organizzazione del processo edilizio.

Ferma restando, per le iniziative immobiliari di maggior dimensione,  la necessità di una struttura di impresa fortemente articolata nella sua dimensione tecnica e di esperienza pratico-operativa incarnata dalle figure di capocantiere, nella generalità polverizzata dei piccoli interventi, di manutenzione ordinaria e straordinaria (che, come detto, fa il mercato), si prefigura, dunque, quale possibile e virtuosa via di uscita, quella del ricorso sempre più diffuso al modello organizzativo dell’appalto “per scorpori parziali”, con compiti di regia e coordinamento dei diversi apporti affidati agli stessi tecnici della progettazione.

Svaporata sino al limite di coincidere con una sola persona non con ruoli attivi nel cantiere, ovvero impegnata concretamente nel medesimo senza tempi ulteriori da dedicare all’organizzazione della commessa, la piccola impresa, infatti, non è più in grado di definirsi tale: non ordina e non coordina più il processo; non ha una logica di sviluppo; non svolge attività di promozione; non è in grado di ottimizzazioni; non controlla i costi e nemmeno i fattori della produzione. Financo, a fronte di una produzione edilizia che immette sul mercato con continuità nuovi prodotti e materiali ad alto tasso di specializzazione, non è più aggiornata sulle tecnologie e i sistemi applicativi, non ne domina i parametri prestazionali alla base di una scelta, e non ne conosce i corretti criteri di posa in opera, incorrendo a volte in sviste ed errori grossolani.

E, sotto questo riguardo, la stessa produzione inizia a guardare con sospetto a soggetti che, utilizzando impropriamente i suoi prodotti, ne determinano sempre più spesso la chiamata in causa in sede di contenzioso legale, nell’ambito di accertamenti tecnici per vizi riscontrati nella realizzazione.

In questo quadro, produzione e tecnici della progettazione tendono a un dialogo diretto sempre più serrato, bypassando l’impresa e definendo congiuntamente, e nel dettaglio, il progetto degli interventi nella sua dimensione esecutiva e prestazionale, attraverso una puntuale specifica delle voci di capitolato, appositamente studiata ad hoc per quella peculiare occasione. Ma, in questo più “intimo colloquio”, nasce anche la consapevolezza di poter gestire il processo senza impresa, o meglio considerando la prestazione per opere edili una voce di fornitura al pari delle altre, da coordinare e relazionare temporalmente con gli ulteriori apporti, di fornitura e posa, ma senza più attribuirgli il ruolo di primus inter pares sinora ad essa tributato. Quando non si vadano affermando, e qui ci si riferisce, invece a interventi di maggiori dimensioni, tecnologie realizzative, quali quella della costruzione in legno, che di fatto escludono l’impresa edile, se non per le mere operazioni di “preparazione del terreno” e sembrano poter coniugare i vantaggi della prefabbricazione di un tempo, con la flessibilità di disegno e articolazione del costruito in opera.

Ci si viene accorgendo, in altri termini, che è possibile di colpo annullare tutti gli extracosti sinora destinati alle ricariche percentuali applicate da appaltatori e subappaltatori sulle forniture e sul lavoro delle squadre artigiane, contenendo i costi di intervento e conferendo, pertanto, maggior respiro alla domanda di “bene casa”, altrimenti fortemente ridimensionata e in ulteriore contrazione.

Certo, è necessario, perché questo scenario – qui sommariamente e sinteticamente delineato – si consolidi, che mondo della produzione e della professione accrescano la loro capacità di dialogo, in particolare, ancor più di quanto non accada già ora, puntando rispettivamente a:

Produzione:

–          incrementare i momenti di formazione destinati ai tecnici della progettazione, per l’applicazione dei propri materiali e prodotti;

–          formare figure di rappresentanti con caratura tecnica, da inviare presso le sedi di studi e uffici, per la presentazione di prodotti e materiali;

–          curare la redazione e distribuzione di schede tecniche e voci di capitolato, in formato digitale;

–          rendere disponibili ai professionisti librerie di elaborati grafici, attinenti la propria produzione, nei diversi formati cad;

–          creare strutture tecniche in grado di supportare i professionisti, sotto il profilo delle analisi di particolari situazioni o di eventuali problemi sorti in fase applicativa;

–          rendere disponibile una campionatura di primo approccio in formato fotografico, utile per il dialogo professionista-cliente;

–          creare sale espositive e showroom (meglio se presso la propria sede aziendale, per far “respirare” alla committenza la cultura d’impresa sottesa alle proprie proposte), che possano fungere da centri servizi a disposizione dei tecnici;

–          studiare formule di pagamento, ora direttamente in capo alla committenza e non più all’impresa, che permetta a questa di replicare la rateizzazione dei costi implicita nella formula dei saldi “a stati di avanzamento lavori”, tipica degli appalti con impresa;

–          …

Professione:

–          dotarsi di una cultura manageriale capace di gestire la triade tempi,qualità, costi;

–          mantenere il proprio profilo di competenze aggiornato, attraverso la partecipazione a programmi di formazione permanente e momenti seminariali promossi dalla produzione;

–          provvedere alla redazione di elaborati grafici e documenti di supporto alle commesse non solo esecutivi, ma “cantierabili”, e corredati degli strumenti utili al controllo gestionale degli interventi (cronoprogrammi in primis);

–          articolare il profilo di competenze del proprio staff in relazione anche alle nuove aree di business, ovvero gestione e coordinamento tecnico-amministrativo delle commesse;

–          …

Se così avverrà, si otterranno numerosi benefici, tra cui fondamentali i seguenti:

–          contenimento dei costi di esecuzione;

–          corretta gestione dei tempi degli interventi;

–          più elevata qualità della progettazione e più elevate prestazioni in uso di prodotti e materiali;

–          minor contenzioso per difetti e vizi di esecuzione;

–          spinta alla ricerca e all’innovazione da parte della produzione;

–          crescita occupazionale per figure professionali di profilo tecnico e di livello elevato (laureati);

–          …

In altri e più generali termini, si ottimizzeranno efficienza ed efficacia del processo edilizio, stimolando una forte crescita qualitativa del settore e la riapertura di un nuovo ciclo espansivo a tutto favore delle realtà più sane e innovative del mercato.

 

Il Mese della Produzione Edilizia 2^ Edizione

    

Organizzata dai docenti dell’area tecnologica Davide Luraschi, Francesca Malaguzzi e  Claudio Sangiorgi, della scuola di Architettura Civile del Politecnico di Milano (Campus Bovisa), con Matteo Bruggi e Vittorio Cazzaniga, l’iniziativa “Il Mese della Produzione Edilizia” si conferma come un appuntamento di forte interesse per cogliere e approfondire il rapporto tra progettazione e innovazione tecnologica proposta dalle aziende

Il ciclo di incontri, con realtà di punta nei singoli settori, secondo un nutrito programma, che prevede 4 incontri settimanali, è inteso quale occasione per tutti gli studenti della Scuola e anche per esterni, indipendentemente dalla loro afferenza ai corsi entro cui si svolgeranno le comunicazioni, per venire a contatto con il mondo della produzione dell’industria per le costruzioni, attraverso le presentazioni di tecnici ed esperti appartenenti a tale ambito

La ricerca e l’innovazione tecnologica che questo sviluppa, infatti, è una potenzialità importante per lo sviluppo dell’architettura contemporanea, con cui è importante che i futuri progettisti imparino a dialogare fin dal momento della loro formazione

Completa l’offerta formativa, una lezione settimanale tesa a fornire elementi pratici, utili per la definizione di un codice normato di rappresentazione dell’apparato costruttivo dell’organismo architettonico