Kibbutz: l’Architettura della Collettività (Urban Center Milano, 13 giugno – 8 luglio 2011)

“Kibbutz”, negli anni ’60 e ’70 era sinonimo di Israele; di un pionieristico sentimento di scoperta di forme di socializzazione e di vita lontane dal tradizionalismo familistico e individualista  della nostra società di allora, pur in ebollizione. Evocava un’idea di giovinezza, di libertà, di apertura alla vita; e rafforzava l’immagine di Israele quale fertile melting pot di culture, di storie, di provenienze; un’esperienza unica in un mondo non ancora segnato dalla globalizzazione.

Poi la nostra società è cambiata; molti ideali sono tramontati e altri ne sono sorti. Si è continuato a parlare di collettività, di pubblico, di luoghi di aggregazione, ma rinunciando a qualsivoglia idea di radicale riforma delle mentalità dell’abitare e della società che in tali strutture insediative e concettuali si riconoscevano. La costruzione di residenze collettive, di social housing e cohousing, come si direbbe oggi, è stata ricondotta a terreno di studio disciplinare, perdendo la forte carica innovatrice, in termini sociali, che aveva connotato, in campo architettonico, il Movimento Moderno e i decenni centrali del secolo XX.

E così, anche il termine “kibbutz”, è sparito dalla conoscenza diffusa, relegato nella mitologia di quanti avessero personali legami con Israele.

Le difficoltà, tuttavia, di pur significative e apprezzabili recenti esperienze di residenze collettive e nuovi quartieri, nel loro farsi tessuto sociale, evitando condizioni di marginalità e degrado, impongono con forza un ripensamento di proposte progettuali che, ancorché tecnicamente ineccepibili, sono risultate prive di uno spirito ideale in grado realmente di animarle.

In questo senso, l’esperienza del kibbutz, con la sua stretta relazione tra forme insediative e modello sociale di riferimento, come ben raccontata nella mostra “Kibbutz, Architecture Without Precedents” della Biennale di Venezia 2010, qui ripresa e riadattata, può costituire un attuale riferimento e un utile spunto di riflessione da cui ripartire.